La vera anima di Favignana svelata dalle parole di Maria Guccione

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“Rischiamo di perdere la nostra identità. Ripartiamo dalla valorizzazione della cultura e del turismo”

Storia, cultura, archeologia, tradizioni ed enogastronomia. Con Maria Guccione, autorevole voce di Favignana abbiamo scoperto la vera anima dell’isola. Un legame indissolubile la unisce alla più grande delle isole Egadi.

“Stiamo rischiando di perdere la nostra identità. Bisogna ricominciare a puntare sugli aspetti culturali e sul turismo per recuperare il vero volto di Favignana, che ha a disposizione un patrimonio immenso. Per esempio, si può andare a visitare la Grotta del Pozzo, perché questo luogo è una testimonianza del fatto che le Egadi sono state importanti già ai tempi dei Fenici. Si può andare a visitare la Grotta del Genovese a Levanzo, dove si scopre che queste isole erano già conosciute nel Paleolitico. Si può andare ad ammirare un tramonto indimenticabile, con il sole che scompare dietro Marèttimo, salendo sul promontorio dell’isola. O fare una visita allo Stabilimento Florio, che mette insieme storia, arte e archeologia industriale. Ma anche gli uomini che all’interno della Sala Torino raccontano la loro vita, le loro esperienze a contatto con il lavoro”.

Lei, insieme a sua sorella Giovanna, è conosciuta a livello internazionale per aver gestito per oltre 30 anni un rinomato ristorante, che ha deliziato il palato di tantissime persone…

“Il turismo del gusto sicuramente a Favignana può trovare dei punti di accoglienza notevoli. Ci sono ristoranti che continuano a preparare piatti che hanno una storia, piatti legati alla tradizione di questo territorio. Piatti poveri che sono diventati importanti. Ormai l’isola ha un numero di locali infinito e, soprattutto, in grado di soddisfare le esigenze di tutti i turisti. Personalmente sono convinta che il gusto debba essere legato ai prodotti del posto. Quando avevo il ristorante sceglievo i prodotti a chilometro zero, tutti di Favignana, compreso il principe della tavola, che è il tonno. Ed è per questo che insieme all’Amministrazione comunale mi sono battuta per il ritorno delle quote tonno. L’Europa ed il Ministero devono dare nuovamente ai favignanesi la possibilità di pescare il questo pesce”.

Oltre ad aver dato un contributo alla crescita e valorizzazione dell’isola tramite l’enogastronomia ed averla raccontata con i suoi scritti, lei ha dato un contributo decisivo anche come amministratrice, nel ruolo di assessore al Turismo. Cosa ha promosso a livello culturale per le Egadi degno di essere ricordato?

“Io sono dell’idea che piuttosto che fare tante manifestazioni, è meglio farne qualcuna in meno ma di qualità. Il discorso della promozione di eventi, naturalmente, è legato ad un aspetto politico. Non arrivando fondi dalla Regione, il Comune non ha risorse da investire. Però ricordo che quando ricoprivo il ruolo di Assessore sono riuscita a siglare un accordo con la Questura di Trapani per poter far arrivare a Favignana l’orchestra nazionale della Polizia di Stato, formata da oltre 100 elementi, che è stata sull’isola a proprie spese. Ha cercato sponsor e raccolto risorse. Io ho semplicemente messo a disposizione una stanza per il referente, che aveva il compito di coordinare tutte le attività. Oltre ad aver fatto uno spettacolo interessantissimo e di qualità, durato alcuni giorni, l’Orchestra ha lasciato al Comune di Favignana i fondi raccolti e non utilizzati, circa trentamila euro. La mia volontà è stata quella di investirli a favore dei giovani. Con quei soldi è stato realizzato il centro ricreativo presso Cava Sant’Anna, diventato un punto di ritrovo e aggregazione”.

Tante bellezze, tante potenzialità da valorizzare. Cosa si può fare ancora per questo meraviglioso territorio?

“Bisogna partire dalla formazione, per poi arrivare agli aiuti all’imprenditoria. Ma un’imprenditoria che dovrebbe concepire la propria attività non solo per fare soldi, ma anche per valorizzare se stessi ed il territorio. Io, per moltissimi anni, ho gestito un ristorante che dal 1963 al 1992 è rimasto aperto tutto l’anno, estate ed inverno, offrendo un servizio pubblico continuo. Oggi questo manca. Oggi c’è un eccesso di locali, un eccesso di utilizzo del suolo pubblico, una mancanza di controllo del territorio o forse troppo buonismo. Confido in una Favignana migliore ed auguro alla vostra Redazione di poter coinvolgere anche i favignanesi, i ben pensanti, che quando dicono qualcosa lo fanno in maniera disinteressata e perché amano l’Isola”.