“Per coloro cui Sua Maestà faceva grazia, vi era la fossa della Favignana, cioè una tomba […]

Era già una prigione al tempo degli imperatori pagani; una scala scavata nella pietra, conduce dalla sua sommità ad una caverna posta a livello del mare; una luce funebre vi penetra senza che mai questa luce sia riscaldata da un raggio di sole; cade un’acqua agghiacciata dalla vólta, pioggia continua ed eterna che rode il granito più duro, e che uccide l’uomo più robusto.

Iddio vi guardi dalla clemenza del Re di Napoli!”.

Alexander Dumas, “I Borboni di Napoli”

 

Svetta sull’omonimo Monte e domina Favignana, come fosse una sentinella che dall’alto osserva in silenzio la vita dell’isola, di giorno e di notte, lasciando senza fiato chi decide di fargli compagnia al tramonto. I colori del sole che bacia il mare, in lontananza, sono indescrivibili. Come lo sono le emozioni che si provano arrivando in cima alla montagna, dopo aver percorso una parte del colle in  auto o sulle due ruote e un ultimo tratto a piedi, lungo un sentiero a gradoni. Il panorama che appare, dopo aver preso fiato e respirato aria pura, è mozzafiato.

Il Castello nei secoli…

Sulla cima del Monte Santa Caterina, a  314 metri d’altezza, sorge l’omonimo Forte, un castello demaniale, più volte ristrutturato in età moderna, oggi in stato di abbandono.

Edificato come torre di avvistamento nel IX secolo d.C., durante il regno di Ruggero d’Altavilla, nel 1081, fu ampliato e, nel XV secolo, potenziato da Andrea Rizzo, Signore di Favignana, che lo fece ristrutturare nella forma attuale, con pietra di tufo ricavata nell’isola, al fine di contrastare i frequenti attacchi saraceni. Nel 1655, il forte fu rimaneggiato fino ad essere destinato a prigione dai Borboni dal 1794 al 1860. Circa 32.000 persone patirono il carcere a Santa Caterina. Durante la rivolta del 1860, che portò all’Unità d’Italia, il Castello fu saccheggiato e devastato. Dopo svariati usi, venne utilizzato durante il secondo conflitto mondiale e dotato di postazioni di artiglieria a difesa dell’isola. Attualmente è in stato d’abbandono.

Eretto in pietra calcarea locale a forma rettangolare con sporgenze simmetriche ai quattro angoli, il castello di Santa Caterina era dotato di un piano terra infossato nella roccia e adibito, a partire dal XVII secolo, all’accoglienza dei prigionieri politici. Il primo piano era costituito da locali probabilmente di alloggio per la guarnigione e sovrastato dalla terrazza di avvistamento. Un piccolo fossato correva lungo la facciata e l’ingresso era possibile attraverso un ponte levatoio. La luce all’interno del castello penetrava attraverso un gran numero di finestre ogivali, feritoie, spiragli e buche. Nel piano superiore vi erano una serie di stanze a volta basse che dovevano appartenere agli ufficiali e ai soldati. Vi era anche una cappella intitolata a Santa Caterina dove il prete officiava la messa per i detenuti. Si può quindi presumere che il nome di Santa Caterina derivi dalla chiesetta o cappella di cui i Normanni munirono il castello.